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Lavoro femminile, l’Italia arriva al 54,8%. In Umbria l’occupazione sale al 63%

Una donna occupata ogni due, o poco più. L’Italia raggiunge il 54,8% di occupazione femminile, mentre l’Umbria arriva al 63%. A Perugia il confronto nazionale sulla parità di genere tra istituzioni, professionisti e imprese: focus su salari, certificazioni e imprenditoria femminile.

Il lavoro femminile cresce, ma la distanza dagli uomini resta significativa. Nel secondo trimestre del 2026, il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 54,8% in Italia, contro il 71,9% degli uomini, con un divario di 17,1 punti percentuali. In Umbria, nel 2025, il dato si attestava al 63%.

Di questi temi si è discusso alla Camera di Commercio dell’Umbria, a Perugia, durante il convegno “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, promosso dalla Consigliera nazionale di Parità Filomena D’Antini in collaborazione con la consigliera regionale di Parità Rosita Garzi, che ha introdotto e condotto i lavori.

Al centro dell’incontro le opportunità offerte dalle politiche per la parità, gli strumenti per favorire l’occupazione femminile e le difficoltà ancora presenti nell’accesso alle carriere e all’autonomia economica.

D’Antini ha sottolineato il ruolo della certificazione di genere Uni/PdR 125:2022, che sta contribuendo a promuovere l’inclusione e una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro. Richiamati anche gli strumenti legati ai congedi parentali, agli incentivi per le assunzioni e al Reddito di libertà destinato alle donne vittime di violenza.

Sul fronte retributivo, secondo Eurostat, nel 2024 il divario salariale orario lordo in Italia era pari al 5,2%, meno della metà della media dell’Unione europea, ferma all’11,1%. Il quadro cambia se si considera il reddito annuale: in Umbria, nel 2024, le donne hanno percepito mediamente 20.721 euro da lavoro, contro i 27.141 euro degli uomini.

Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha richiamato l’importanza dell’educazione per superare pregiudizi e stereotipi. «Il lavoro che dobbiamo fare è far capire che l’uomo è come la donna, anzi la donna è come l’uomo, assolutamente uguali», ha affermato, sottolineando come capacità e attitudini imprenditoriali non dipendano dal genere.

L’assessora regionale alle Politiche di genere, Simona Meloni, ha collegato la partecipazione femminile al lavoro alle sfide della denatalità e della permanenza dei giovani sul territorio. «Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere», ha dichiarato. Il lavoro, ha aggiunto, rappresenta anche uno strumento di libertà e autonomia, fondamentale nei percorsi di uscita dalla violenza e di reinserimento sociale.

Sul fronte delle certificazioni, in Umbria si contano 772 siti certificati e 256 imprese certificate secondo la prassi Uni/PdR 125:2022. I siti comprendono anche unità operative di aziende con sede fuori regione e non corrispondono quindi al numero delle imprese umbre certificate.

A illustrare la dimensione dell’imprenditoria femminile è stata Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio, presentando i dati elaborati da StockView-InfoCamere. Nel secondo trimestre del 2026 le imprese femminili attive in Umbria erano 19.399, pari al 25,2% del totale regionale. I settori più rappresentati sono l’agricoltura, con 4.785 imprese, il commercio, con 4.280, l’alloggio e la ristorazione, con 1.964, e la manifattura, con 1.548.

Le attività femminili rappresentano inoltre il 42% delle imprese nel comparto della sanità e dell’assistenza sociale e il 43,4% negli altri servizi. Le donne ricoprono complessivamente 35.676 cariche, pari al 30,9% del totale regionale, una quota superiore al 27,9% registrato a livello nazionale.

Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio dell’Umbria, ha illustrato le iniziative dedicate alla formazione, all’accesso al credito e al sostegno delle aspiranti imprenditrici. Tra queste il progetto teatrale “Le voci di fuori”, nell’ambito del Festival per la Parità di genere, e il percorso formativo “Pagina – Parità di genere in azienda”, realizzato con la Consigliera regionale di Parità e rivolto a 34 imprese.

A sostegno delle aziende è previsto anche il bando 2026 per la certificazione di genere, con contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa.

Il confronto ha coinvolto rappresentanti di istituzioni, enti previdenziali, ispettorati, ordini professionali e organizzazioni economiche. Le esperienze concrete delle politiche di parità sono state infine presentate dalle aziende certificate Aboca, Tarkett e Sintagma, che hanno raccontato l’applicazione degli strumenti di inclusione e valorizzazione delle competenze nei rispettivi contesti lavorativi.

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