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UIL FP: “Bandecchi smetta di screditare i dipendenti comunali. Così danneggia il Comune e i servizi della città”

UIL FP: “Bandecchi smetta di screditare i dipendenti comunali. Così danneggia il Comune e i servizi della città”

TERNI, 8 settembre 2026 – “Stefano Bandecchi smetta di usare i dipendenti comunali per giustificare scelte politiche e organizzative della sua amministrazione. Un sindaco può discutere di costi, riorganizzazione e qualità dei servizi, ma quando rappresenta pubblicamente il proprio personale come una massa di assenti, riportando ricostruzioni smentite dai dati pubblici, finisce per screditare ingiustamente l’Ente che amministra e danneggiare la città”.

La UIL FP Umbria interviene sulle dichiarazioni rese dal sindaco di Terni in Consiglio comunale, secondo il quale il Comune non avrebbe più le risorse per sostenere gli stipendi di circa 600 dipendenti e, tra persone affette da “malattie perenni” e lavoratori che usufruiscono della legge 104, ogni giorno lavorerebbero soltanto 250 persone.

«Il senso complessivo dell’intervento è chiaro: per sostenere la necessità di ridurre il personale e affidare all’esterno alcuni servizi, si offre una rappresentazione del Comune come struttura economicamente insostenibile, nella quale meno della metà dei dipendenti sarebbe realmente al lavoro. Ma i dati ufficiali non confermano né l’una né l’altra affermazione».

Per quanto riguarda la spesa di personale, il Comune di Terni rispetta i parametri previsti dalla legge: nel 2026 si colloca al 27,33 per cento, sotto la soglia massima del 27,60 per cento, e negli anni successivi l’incidenza è già prevista in ulteriore diminuzione.

“Non è quindi corretto affermare genericamente che il Comune non abbia i soldi per pagare 600 dipendenti. Se le risorse disponibili vengono destinate ad altre spese e non al personale, l’amministrazione deve spiegare quali scelte di bilancio abbia compiuto e quali siano le sue priorità. Si tratta di decisioni politiche e amministrative, che non possono essere scaricate sui lavoratori”.

Anche il riferimento ai circa 1.100 dipendenti che il Comune avrebbe avuto dieci anni fa dimostra, semmai, la profonda contrazione subita dall’organico. Centinaia di persone sono cessate dal servizio senza essere sostituite e l’amministrazione oggi deve garantire funzioni, adempimenti e servizi sempre più complessi con un numero molto inferiore di lavoratori.

“Se altri 200 dipendenti non saranno sostituiti nei prossimi anni, come annunciato dal sindaco, sarà necessario dire con chiarezza quali uffici perderanno personale, quali servizi saranno ridotti o esternalizzati e quali carichi di lavoro ricadranno su chi resterà. Non si può sostenere contemporaneamente che manchi il personale per gestire direttamente i servizi, come nel caso degli asili nido, e che il Comune possa rinunciare a centinaia di lavoratori senza conseguenze”.

Anche i dati sulle assenze smentiscono nettamente la rappresentazione del sindaco. Nei dodici mesi compresi tra agosto 2025 e luglio 2026, risultano mediamente circa 483 dipendenti presenti ogni giorno, non 250. Ma questo numero tiene conto di ogni causale: ferie, festività soppresse, legge 104, maternità, congedi, permessi e malattia.

“Le ferie e le quattro giornate di festività soppresse spiegano da sole circa 75 assenze medie giornaliere. Anche ammettendo che tutti i 150 lavoratori indicati dal sindaco utilizzino per intero i tre giorni mensili della legge 104, l’effetto sarebbe di circa 21 assenti al giorno, non di 150. Resterebbero quindi meno di 15 assenti medi per malattia, pari al 2.5%, e per tutte le altre causali messe insieme”.

I dati mensili rendono ancora più evidente l’infondatezza delle affermazioni del sindaco: a marzo, aprile e maggio 2026 tutte le assenze complessive, incluse le ferie e la legge 104, sono state mediamente pari a circa 61, 53 e 48 lavoratori al giorno (numeri nettamente inferiori alla sola fruizione media delle ferie).

“È dunque impossibile che vi siano 80 dipendenti ogni giorno a casa per sole “malattie perenni”. E, soprattutto, è falso che alla fine lavorino soltanto 250 persone. I numeri pubblicati dalla stessa amministrazione raccontano una realtà completamente diversa”.

La questione, però, non è soltanto numerica. Quando un sindaco descrive pubblicamente i propri dipendenti come persone che non lavorano, che sono perennemente malate o che rimangono a casa grazie alla legge 104, produce un danno alla loro dignità professionale e all’immagine dell’intera amministrazione.

La UIL FP ricorda che lo stesso Bandecchi, quando un’indagine lo ha riguardato personalmente, ha denunciato la “gogna pubblica e mediatica”, richiamando la presunzione di innocenza e i danni reputazionali prodotti da accuse non ancora accertate.

“Aveva ragione a pretendere il rispetto della propria dignità e reputazione. Gli chiediamo semplicemente di applicare lo stesso principio agli altri, a cominciare dai lavoratori dell’Ente che dirige. Non si può denunciare la gogna quando riguarda se stessi e poi esporre pubblicamente centinaia di dipendenti al sospetto di non lavorare, utilizzando oltretutto numeri smentiti dagli atti del proprio Comune”.

Questo modo di comunicare non colpisce soltanto le persone, ma produce conseguenze concrete sull’organizzazione. Gli enti locali incontrano già notevoli difficoltà nell’attrarre e trattenere personale qualificato. Chi possiede competenze spendibili può partecipare a concorsi e procedure di mobilità verso altre amministrazioni, enti pubblici o aziende private. Ogni professionalità che lascia il Comune porta con sé esperienza e conoscenze costruite negli anni.

“Un sindaco dovrebbe preoccuparsi di motivare i propri dipendenti, attrarre nuove professionalità e rendere il Comune un luogo nel quale valga la pena lavorare. Se invece è proprio il vertice dell’Ente a descriverlo come una struttura inefficiente, popolata da persone assenti o improduttive, offre ai lavoratori migliori una ragione in più per andarsene e ai potenziali candidati una ragione per non arrivare”.

La UIL FP è disponibile a discutere seriamente di organizzazione, produttività, carichi di lavoro, fabbisogni, spesa e qualità dei servizi. Ma il confronto deve partire da dati reali e indicare con precisione le scelte che si intendono compiere.

“Ridurre il personale, non sostituire chi va in pensione o affidare all’esterno servizi comunali sono scelte politiche delle quali l’amministrazione deve assumersi la responsabilità. Non possono essere presentate come conseguenza inevitabile di lavoratori che costerebbero troppo o non sarebbero presenti. Una provocazione può conquistare attenzione per qualche giorno. Un Comune demotivato, impoverito di professionalità e screditato dal suo stesso sindaco rimane invece alla città. E il conto, alla fine, lo pagano i cittadini di Terni”.

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