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Audizione alla Commissione della Camera dei Deputati del Procuratore Generale

Il Procuratore generale di Perugia evidenzia le criticità del servizio giudiziario nel territorio spoletino dopo la riforma del 2012-2013: organici insufficienti, difficoltà di specializzazione e assetti territoriali poco coerenti con la realtà del territorio.

Il caso del Tribunale e della Procura della Repubblica di Spoleto rappresenta un esempio concreto di come una riforma della geografia giudiziaria debba essere valutata nei suoi effetti reali e non solo nelle intenzioni. Lo ha affermato il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Sergio Sottani, nel corso dell’audizione tenutasi il 21 luglio davanti alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sul disegno di legge relativo alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie.

Pur nella consapevolezza che il provvedimento attualmente all’esame del Parlamento non interessa direttamente il distretto umbro, l’esperienza di Spoleto sembra un importante punto di riferimento per ogni futura valutazione in materia. Secondo il Procuratore generale, accorpare territori o ridisegnare confini non garantisce automaticamente una maggiore efficienza se non vengono assicurati organici adeguati, specializzazione delle professionalità, coerenza territoriale e reale accessibilità del servizio giustizia.

Il caso di Spoleto è particolarmente significativo perché l’ufficio non è stato soppresso dalla riforma del 2012, ma profondamente modificato attraverso l’ampliamento del proprio circondario. Sono stati infatti accorpati i territori di Todi, Marsciano e Deruta, una scelta che, soprattutto per gli ultimi due comuni, presenta evidenti elementi di disomogeneità rispetto alla naturale gravitazione verso Perugia sotto il profilo logistico, sociale ed economico.

Secondo quanto illustrato alla Commissione, questa configurazione produce conseguenze concrete per cittadini, professionisti, forze di polizia e amministrazioni locali, che spesso devono rivolgersi a un ufficio giudiziario meno facilmente raggiungibile rispetto a quello territorialmente più vicino. Ciò comporta maggiori tempi di percorrenza, costi più elevati e una minore prossimità del servizio giustizia.

Il Procuratore Generale ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà organizzative che caratterizzano l’ufficio. Le dimensioni contenute del Tribunale e della Procura di Spoleto rendono infatti più complessa la specializzazione dei magistrati in settori che oggi richiedono competenze sempre più specifiche, come la criminalità economica, i reati informatici, il riciclaggio, la violenza di genere e la tutela delle persone vulnerabili. In ambito penale, tali criticità incidono anche sulla possibilità di garantire con continuità il giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale.

Un altro tema evidenziato riguarda la persistente carenza di organico. Presso la Procura della Repubblica di Spoleto non ha trovato aspiranti il posto di sostituto procuratore e, da sempre, manca la figura del dirigente amministrativo, ritenuta essenziale per assicurare continuità gestionale e adeguato supporto organizzativo. Si tratta, secondo il Procuratore generale, di carenze strutturali che incidono sulla capacità dell’ufficio di programmare efficacemente le attività e affrontare carichi di lavoro particolarmente complessi.

Le difficoltà di Spoleto producono inoltre effetti sull’intero distretto giudiziario. Le continue esigenze di supporto richiedono infatti l’impiego di risorse provenienti da altri uffici, coinvolgendo magistrati, funzionari e personale amministrativo in attività di sostegno che sottraggono energie a sedi già impegnate nel raggiungimento degli obiettivi di efficienza. L’ampliamento della pianta organica della sezione di polizia giudiziaria e l’assegnazione di tre funzionari giudiziari alla Procura rappresentano segnali positivi, ma non ancora sufficienti a superare criticità che si protraggono da anni.

Per il Procuratore generale i dati del monitoraggio PNRR del Ministero della Giustizia dimostrano che Spoleto non è un ufficio poco efficiente. Al contrario, riesce a conseguire risultati significativi pur operando in condizioni strutturali meno favorevoli. Le differenze rispetto alle performance di altri uffici non dipendono dall’impegno o dalla professionalità di magistrati e personale amministrativo, ma da fattori oggettivi quali le dimensioni dell’ufficio, le difficoltà di specializzazione, le scoperture di organico, la configurazione territoriale disomogenea e la necessità di gestire carichi complessi con risorse limitate.

Il messaggio conclusivo dell’intervento è chiaro: dopo oltre dieci anni dalla riforma, il caso Spoleto impone una riflessione sulla sostenibilità organizzativa di un ufficio giudiziario che è il frutto del rapporto tra territorio, organizzazione e risorse. Un ufficio giudiziario può conseguire risultati apprezzabili e dimostrare elevata professionalità, ma non esprimere pienamente il proprio potenziale se l’assetto territoriale che lo sostiene non è coerente con le esigenze concrete della comunità.

«La giustizia non può essere soltanto concentrata», ha concluso il Procuratore Generale. «Deve essere accessibile, organizzata e sostenibile. Spoleto dimostra che l’efficienza non nasce dai confini tracciati sulla carta, ma dalla loro coerenza con le persone, i territori e le risorse disponibili».

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