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CNA: “L’Umbria resiste, ma cresce meno della media italiana”

L’economia umbra continua a reggere, ma procede a un ritmo inferiore rispetto alla media nazionale. È quanto emerge dal report congiunturale sul primo semestre 2026 realizzato dal Centro studi Sintesi per la CNA regionale. Secondo l’associazione, i dati mostrano segnali positivi accanto ad alcune criticità strutturali.

Il Pil regionale è cresciuto dello 0,5%, contro lo 0,7% italiano, mentre il turismo a giugno ha registrato un aumento del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte del +11,1% nazionale. L’export è salito dello 0,6%, sostenuto soprattutto dai mezzi di trasporto e dal sistema moda, mentre sono diminuite le esportazioni di macchinari e prodotti agroalimentari. Gli investimenti sono aumentati del 2,3%, poco sotto il dato nazionale del 2,5%.

Sul fronte occupazionale, la previsione per la fine del 2026 indica una crescita del 3,9%. L’inflazione si attesta invece all’1,3%, contro il 2,3% nazionale.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione, la CNA segnala i consumi, cresciuti appena dello 0,8% a giugno, e il credito alle imprese, diminuito dello 0,7% nell’ultimo anno e del 9% nell’arco di cinque anni. Particolarmente marcata, secondo l’associazione, la contrazione per le microimprese. In calo anche le imprese attive: a giugno il dato ha segnato -1%, mentre dal 2021 al 2026 la riduzione complessiva è stata del 4,2%.

Per il direttore regionale CNA Roberto Giannangeli servono nuove politiche industriali e fiscali e una strategia capace di collegare l’Umbria al resto del Centro Italia. L’associazione guarda inoltre alla programmazione dei fondi strutturali 2028-2034 e propone un patto tra Umbria, Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo per affrontare le prossime sfide economiche.

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