Nel 2024 le famiglie umbre accantonano complessivamente 1,208 miliardi di euro, pari a 1.418 euro per abitante. Un dato che colloca la regione in forte ritardo rispetto alla media italiana e che la vede ultima tra le regioni del Centro Italia, secondo l’analisi di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne.
Il risparmio umbro pesa appena l’1,07% del totale nazionale, con un divario significativo rispetto alla media italiana, pari a 1.917 euro pro capite, e a quella del Centro Italia (1.751 euro). La distanza resta marcata anche nei confronti delle regioni vicine: Toscana, Marche e Lazio registrano livelli più alti di capacità di accantonamento.
Propensione al risparmio ancora debole
La propensione al risparmio, cioè la quota di reddito non consumata, in Umbria si attesta al 6,30%. Un miglioramento rispetto al 2019 (5,62%), ma ancora distante dalla media nazionale (8,28%) e da quella del Centro (7,28%).
Il confronto territoriale è netto: il Nord Italia arriva al 9,73%, mentre il Sud e le Isole si fermano al 6,08%. L’Umbria resta quindi in una posizione intermedia ma penalizzante, senza agganciare le aree più dinamiche del Paese.
Un’Italia a due velocità
Il quadro nazionale evidenzia forti squilibri: il Nord concentra oltre il 62% del risparmio italiano, con valori pro capite superiori ai 2.500 euro, mentre il Sud si ferma a circa 1.081 euro per abitante.
In questo contesto, l’Umbria si colloca nella parte bassa della classifica nazionale: 1.418 euro pro capite, quattordicesimo posto tra le regioni, davanti solo ad alcune aree del Mezzogiorno, ma lontana dalle regioni leader come Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Perugia meglio di Terni nei valori assoluti
A livello provinciale emergono differenze interne alla regione. Perugia registra un risparmio pro capite di 1.437 euro, superiore ai 1.361 euro di Terni.
Terni, però, mostra una propensione al risparmio leggermente più alta (6,59%) rispetto a Perugia (6,21%), segnale di una maggiore quota di reddito trattenuta rispetto ai consumi.
Entrambe le province migliorano la propria posizione rispetto al passato, ma restano nella metà bassa della classifica nazionale: Perugia è 68ª, Terni 71ª per risparmio pro capite.
Smart working e redditi: il divario che pesa
Uno degli elementi più significativi dell’analisi riguarda il lavoro da remoto. Nei territori dove lo smart working è più diffuso, il risparmio medio raggiunge 2.697 euro per lavoratore, contro i 1.615 euro delle aree dove è meno presente.
La differenza di 1.082 euro evidenzia il legame tra lavoro qualificato, digitalizzazione e capacità di accumulo delle famiglie. Anche la propensione al risparmio risulta più alta nei contesti digitalmente avanzati (9,45% contro 7,67%).
Mencaroni: “Servono redditi più forti e più produttività”
Sul tema interviene il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che invita a una lettura strutturale del dato:
“Il risparmio chiede una lettura seria, non consolatoria. L’Umbria migliora rispetto al 2019, ma resta sotto la media italiana e del Centro: il margine tra redditi e consumi è ancora troppo stretto”.
Mencaroni sottolinea la necessità di intervenire su produttività, competenze e digitalizzazione: “Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Servono più competenze, più credito agli investimenti, più formazione e servizi efficienti”.
Una regione che migliora, ma resta indietro
Il quadro complessivo mostra un’Umbria in lieve recupero rispetto al passato, ma ancora distante dalle aree più dinamiche del Paese. Il problema, più che nella capacità di risparmio in sé, viene individuato nella debolezza dei redditi disponibili dopo i consumi obbligati.
Spese per casa, energia, alimentari e servizi incidono fortemente sui bilanci familiari, riducendo lo spazio per l’accumulo.
In sintesi, il risparmio umbro non appare come un indicatore di prudenza minore, ma come il riflesso di una struttura economica ancora fragile. La sfida, per istituzioni e sistema produttivo, resta quella di trasformare quel margine ridotto in crescita, lavoro qualificato e maggiore capacità di investimento.







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