L’Umbria cresce, ma meno della media nazionale. Nel 2025 il valore aggiunto regionale ha raggiunto 25,34 miliardi di euro, con un aumento dell’1,80% rispetto all’anno precedente, contro il +2,30% italiano. Un risultato che colloca la regione al quartultimo posto della graduatoria nazionale, davanti soltanto a Puglia, Molise e Toscana. I dati emergono dall’indagine di Unioncamere e del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, diffusa il 3 novembre.
A frenare l’economia umbra sono soprattutto i servizi, che rappresentano quasi il 70% del valore aggiunto regionale. L’aggregato che comprende commercio, trasporti, alloggio, ristorazione e comunicazione registra addirittura una flessione dello 0,45%, unico dato negativo tra le regioni italiane. Penultimi posti anche per le attività finanziarie, immobiliari e professionali (+0,96%) e per il gruppo che comprende pubblica amministrazione, scuola, sanità e altri servizi (+0,84%).
Di segno opposto le performance degli altri comparti. L’industria cresce del 3,59%, quarto risultato in Italia, le costruzioni dell’8,26%, seconde soltanto all’Abruzzo, e l’agricoltura dell’8,57%, sesta a livello nazionale. Tre settori che, tuttavia, rappresentano complessivamente appena il 30% dell’economia regionale e non riescono a compensare la debolezza dei servizi.
Anche il confronto provinciale evidenzia differenze. Perugia registra un aumento del 2,01% e si colloca al 65° posto su 107 province. Terni cresce appena dell’1,12%, scendendo al 101° posto. Entrambi i territori mostrano difficoltà soprattutto nel comparto che comprende commercio, trasporti e ospitalità, con una flessione rispettivamente dello 0,44% e dello 0,50%.
Un dato che si confronta con la crescita del turismo: nel 2025 gli arrivi nelle strutture ricettive umbre sono aumentati del 9,1% e le presenze dell’8,5%, superando rispettivamente quota 3 e 7,9 milioni. Un andamento che evidenzia una distanza tra l’aumento dei flussi turistici e la dinamica economica dell’aggregato che comprende anche alberghi e ristoranti.
Le variazioni sono espresse a prezzi correnti e non sono quindi depurate dall’inflazione. Il quadro complessivo restituisce un’Umbria con comparti produttivi in buona salute, ma frenata dalla crescita debole dei servizi, che costituiscono la parte prevalente della sua economia.







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