Il prezzo dei carburanti torna a correre lungo le strade dell’Umbria, riaccendendo l’allarme tra famiglie, professionisti e imprese del territorio. Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il costo medio del gasolio in regione ha toccato quota 2,101 euro al litro in modalità self-service, mentre la benzina si è attestata a 1,998 euro.
L’impennata arriva proprio alla vigilia della scadenza del taglio delle accise, riaprendo il dibattito su un possibile nuovo intervento correttivo da parte del Governo.
La posizione della FAI: “Il taglio delle accise da solo non basta”
Sulla questione è intervenuta Carlotta Caponi, imprenditrice umbra e segretario generale della FAI (Federazione Italiana Autotrasportatori), evidenziando come una riduzione generalizzata delle accise non si traduca automaticamente in un vantaggio strutturale per i vettori su gomma.
“Per le imprese che usufruiscono del gasolio commerciale, una riduzione dell’accisa ordinaria comporta anche un calo della quota recuperabile per normativa. Un taglio indistinto rischia di trasformarsi in una perdita, che va poi compensata, come ha correttamente fatto il Governo aumentando le risorse per i crediti d’imposta fino a 364,1 milioni di euro. Se il valore internazionale del greggio continua a salire, però, il beneficio dello sconto fiscale viene rapidamente assorbito dai rincari alla fonte.”
Caponi ha sottolineato la specificità del comparto: i mezzi pesanti non possono ridurre i chilometri percorsi e i rincari dei carburanti finiscono per scaricarsi sull’intera filiera fino al consumatore finale.
I dati della CGIA: in Umbria colpite oltre 5mila attività
A tracciare il quadro dell’impatto economico sulla regione sono i dati elaborati dalla CGIA di Mestre, che stima per l’Umbria un aggravio mensile pari a 19,9 milioni di euro tra famiglie e tessuto produttivo.
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Operatori direttamente colpiti: Sono 5.037 le realtà umbre maggiormente esposte ai rincari (autotrasportatori, tassisti, conducenti NCC e agenti di commercio).
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Impulso all’inflazione: L’aumento dei costi logistici mina la redditività delle imprese e spinge al rialzo i prezzi dei beni di consumo.
Di fronte a uno scenario internazionale incerto e a quotazioni energetiche in costante ascesa, le associazioni di categoria sollecitano l’adozione di misure più strutturali per evitare che la spinta inflazionistica comprometta gli investimenti delle aziende locali.







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