Sarà la Corte di Giustizia europea a pronunciarsi sul caso sollevato da un’insegnante di scuola superiore a tempo determinato e in servizio a Terni tra gli anni scolastici 2017 e 2023 per i quali chiede il riconoscimento della “carta del docente”, card elettronica del valore di 500 euro per ciascuno, “destinata all’acquisto di beni e servizi formativi”. Una vicenda riportata dalla Nazione.
Nel 2024 il tribunale di Terni aveva dato ragione all’insegnante, disponendo che il ministero dell’Istruzione le erogasse la carta per tutti gli anni richiesti. Me per quattro dei sei anni il ministero ha fatto ricorso in appello, perché la prof era stata supplente per un orario complessivo inferiore alla metà di quello di cattedra. E la Corte d’appello – scrive il quotidiano – stavolta ha dato ragione al dicastero, riformulando la sentenza di primo grado.
La docente ha però presentato un nuovo ricorso in Cassazione che ha rimesso il caso alla Corte di Giustizia Ue. “Alla luce della giurisprudenza di questa Corte – ha spiegato il collegio – il fatto che sia stata docente con contratto a tempo determinato non può essere di ostacolo al riconoscimento in suo favore della Carta del docente. Tuttavia i docenti con contratto a tempo determinato non si trovano, rispetto all’orario di lavoro, in una condizione pienamente comparabile rispetto ai docenti di ruolo. Pertanto, ove la Carta del docente venisse riconosciuta anche in favore dei docenti a tempo determinato con orario a tempo parziale inferiore al 50% dell’orario complessivo, essi godrebbero di un beneficio che i docenti di ruolo possono ottenere solo svolgendo la loro attività lavorativa per un numero di ore superiore, ciò che potrebbe evocare il rischio di ‘discriminazioni alla rovescia’”. Da qui il coinvolgimento della Corte Ue. (







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