E’ stata presentata stamattina in Provincia la mostra collettiva dal titolo “Al-kīmiyā, lo specchio della Luce”, organizzata dalla Associazione Culturale Spazio Bianco in collaborazione con il Comune di Lugnano in Teverina. Erano presenti il Sindaco, Alessandro Dimiziani, il vice Sindaco, Gianluca Filiberti, e le curatrici della mostra, Fabiola Di Tella e Sonia Trenta. L’inaugurazione è fissata per giovedì prossimo, 6 agosto, alle 18.00 allo Spazio Ex Fabbrica di Lugnano in Teverina dove si svolgerà l’esposizione fino al 5 settembre.
“La location è un luogo fortemente simbolico – ha spiegato il Sindaco – l’edificio, infatti, ospitava agli inizi del Novecento un’antica fabbrica di lampadine. Uno spazio nato quindi per produrre luce che oggi torna a illuminarsi attraverso il linguaggio dell’arte”. Sei gli artisti, Claudia Pace, Pasquale Lo Moro, Gabriella Trabattoni, Celina Fontana, Mauro Pagliacci e Mariangela Riello, provenienti da diverse regioni d’Italia, che presenteranno opere tra scultura, fotografia e installazione, dando vita a un percorso espositivo che ruota attorno al tema della luce, intesa non soltanto come fenomeno fisico, ma come simbolo di trasformazione, consapevolezza e rinascita.
“Il titolo “Al-kīmiyā, lo specchio della Luce” – ha detto la Di Tella – richiama l’antica arte dell’alchimia, tradizionalmente associata alla trasmutazione dei metalli in oro. In questa esposizione – ha aggiunto – l’alchimia diventa metafora di un processo interiore: la trasformazione dell’essere umano attraverso la conoscenza di sé. Tutti noi durante la vita incontriamo degli “specchi” – ha osservato ancora – persone, esperienze e situazioni che riflettono non solo ciò che di luminoso possediamo, ma anche le nostre fragilità e le nostre ombre.
È proprio nel riconoscimento di queste parti più nascoste, l’ombra, che può iniziare un autentico percorso di crescita. Solo accogliendo ciò che siamo nella nostra interezza possiamo avvicinarci alla nostra luce. L’arte diventa così uno strumento privilegiato di trasformazione”. “Al-Kimiya intende affermare una visione della cultura come forza capace di trasformare il patrimonio in esperienza condivisa, attivando nuove possibilità di interpretazione e di futuro”, dice la Trenta. “A Lugnano – aggiunge – questo processo non nasce oggi, ma è il risultato di un percorso costruito nel tempo, nel quale la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico è diventata uno strumento di crescita culturale e di sviluppo del territorio.
Gli scavi archeologici di Poggio Gramignano nota ancora la Trenta – realizzati con la partecipazione dell’Università dell’Arizona, hanno restituito al dibattito internazionale un sito di straordinario valore storico; il Museo Civico custodisce una rara collezione permanente dedicata alla Prima Guerra Mondiale, tra le più significative dell’Italia centrale; il riconoscimento di Lugnano quale sede delle Giornate Fai, il Premio Letterario Città di Lugnano e le giornate di studio dedicate all’archeologia industriale, promosse in collaborazione con l’Aipai, testimoniano una progettualità culturale continua e condivisa.
A questo si aggiunge – conclude – il ruolo assunto dal borgo quale luogo di conservazione di importanti archivi scientifici di carattere archeologico, come i fondi Meucci e Gratziu, recentemente acquisiti, che ne rafforzano la vocazione quale centro di ricerca e di produzione culturale”. Attraverso la materia, l’impronta generativa e il dialogo con il proprio inconscio, l’artista entra in contatto con quella parte di sé che sfugge ai condizionamenti della mente e dell’ego. Emozioni come paura, dolore, fragilità e inquietudine vengono accolte, trasformate e affidate all’opera, che diventa uno spazio di osservazione, cura e consapevolezza.
Le opere esposte invitano il visitatore a compiere lo stesso viaggio, fermarsi, osservare, riconoscersi e lasciarsi interrogare dall’arte. Perché ogni trasformazione, proprio come nell’antica alchimia, nasce dall’incontro tra luce e ombra. Claudia Pace (Orvieto,1980). Artista eclettica, esplora da sempre il linguaggio del corpo, del segno e dell’immagine come strumenti di ricerca interiore e di trasformazione. Per questa collettiva presenta un’installazione site-specific che sviluppa la ricerca sul pixel come metafora della luce: ogni frammento diventa elemento essenziale di una visione più ampia, immagine di un percorso interiore nel quale la luce si manifesta come consapevolezza, trasformazione e ricomposizione dell’essere.
Pasquale Lo Moro (Zungri,1959). In oltre quarant’anni di costante ricerca, Lo Moro ha spaziato dalla scultura figurativa all’arte sacra, per poi raccogliere la sfida di un nuovo linguaggio espressivo con la serie Tagli e Legami, presentata in occasione della collettiva. Attraverso questa grammatica, bronzo, cemento e ferro vengono incisi, lacerati e ricuciti, reinterpretando ogni soggetto in una nuova dimensione formale. Gabriella Trabattoni (Lissone,1954) L’evoluzione pittorica e la costante ricerca di materiali plastici e materici hanno condotto Gabriella ad andare oltre l’estensione bidimensionale. Gesso, cemento cellulare, rete e ferro le permettono di dare forma e fantasia allo spazio.
Le sue sculture parlano di libertà, quella libertà conquistata dall’essere umano che ha finalmente riconosciuto e attraversato le proprie gabbie interiori. Celina Fontana ( Pozo del Molle, Córdoba, Argentina, 1945). Ceramista italo-argentina, Il suo percorso formativo è segnato da un continuo e profondo perfezionamento tecnico e concettuale. Operando principalmente dal suo studio a Lugnano in Teverina, la sua indagine estetica non si limita alle forme plastiche pure, ma esplora a fondo i limiti fisici della terra e l’alchimia delle cotture ceramiche. Così accade nel ciclo “Forme ad equilibrio instabile”, realizzato con la tecnica della ceramica a bucchero etrusco, dove la semplicità della forma è il risultato di un lavoro faticoso e complesso.
Mauro Pagliacci (Perugia,1952). La fotografia ha sempre rappresentato per lui un interesse culturale di prim’ordine, sebbene a lungo affiancato ai serrati ritmi accademici. Negli ultimi anni ha riordinato la propria visione fotografica, mettendo in connessione la creazione di immagini con il vissuto personale e la sua ricca formazione multidisciplinare. Approfondendo il legame concettuale tra fotografia, psicologia e matematica, presenta la serie fotografica “Specchi “dove la fotografia cessa di essere semplice registrazione della realtà, ma diviene uno specchio dell’interiorità in grado di catturare l’invisibile, in un ponte silenzioso tra il mondo esterno e la dimensione più intima dell’essere.
Mariangela Riello (Milano,1956). Scultrice versatile che trova nell’argilla la materia d’elezione, capace di restituire l’immediatezza del gesto e la freschezza creativa delle mani. La sua produzione spazia tra diverse sensibilità e ricerche formali, evolvendo verso un linguaggio meno figurativo e più concettuale, dove linee e volumi tendono alla verticalità come in uno sforzo liberatorio e vittorioso. Mariangela ci riporta all’essenzialità della forma spogliando l’immagine del superfluo per trasformare la materia in un dialogo silenzioso ed elegante. In programma il 6 agosto anche il reading di poesia dedicato alla memoria di Valeria Assenza con Tiziana Cappuzzello e accompagnamento musicale di Liberata Lapietra (voce), Davide Breccia (chitarra), Gustavo Gasperini (violino).







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