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Tra fede, inganni e memoria, Narni rivive il Medioevo

Le Giornate medievali della 58esima edizione della Corsa all’Anello di Narni sono pronte a prendere vita venerdì primo maggio: frutto di un lavoro meticoloso portato avanti durante tutto l’anno, le rievocazioni trecentesche rappresentano uno degli appuntamenti più attesi dell’intera manifestazione. E non è tutto: le Giornate si intrecciano anche con le scenografie permanenti (gli ambienti) allestite nei luoghi più suggestivi e caratteristici della città.

Le giornate medievali (primo maggio)

La prima ad andare in scena sarà la Giornata medievale del Terziere Fraporta alle 16 in piazza Marconi: “La fede cieca”, uno spaccato di vita quotidiana che rievoca e rielabora una novella di Boccaccio. In questa rappresentazione, come si può intuire dal titolo, verrà messo in scena il rapporto tra le persone e la fede in un piccolo paese del tempo. Attraverso gesti, parole e situazioni della vita di ogni giorno, il pubblico potrà intravedere credenze, speranze e timori che animavano la comunità. L’arrivo improvviso di un frate, portatore di una preziosa reliquia, romperà la tranquilla routine del paese.

La seconda alle 18.30 (con replica a seguire) alle case popolari Santa Margherita è la Giornata medievale del Terziere Mezule: “Affare Giubileo”. Giovanni Boccaccio e la “commedia umana”: quando il racconto degli umani espedienti si intride di beffa, sagacia e arguzia. Un omaggio in punta di piedi, per onorare uno dei grandi protagonisti della nostra letteratura. Un viaggio tra sacro e profano, nel quale inganni e contro inganni s’intersecano alla storia di un giubileo senza Papa e dei Santi narnesi.

A chiudere, alle 21.30 nel giardino dell’ex Palazzo Capocaccia (all’Ostello Sant’Anna) è il Terziere Santa Maria: “Silentium quod fortunam fecit”, in cui si narra di colui che, grazie alla sua astuzia, seppe piegare la sorte a proprio vantaggio, sbeffeggiando l’ipocrisia del clero. E di coloro che trasformarono quell’ingegno in piacere.

Ambienti ricostruiti dal Terziere Mezule

Bottega del lanaio (vicolo dei Lavatoi) ricostruita all’interno di un lavatoio pubblico, la bottega testimonia l’importanza dell’arte della lana a Narni. Dotata di un apposito Statuto, dal quale si evince che l’organizzazione e gli organi della corporazione erano simili a quelle di altre città italiane, l’arte è rimasta attiva fino al XIX secolo. La sua lunga tradizione è testimoniata dalla presenza, in piazza Galeotto Marzio, del Palazzo della Lana, oggi sede universitaria. Nella bottega sono mostrate alcune fasi di lavorazione sul fiocco: la “vergheggiatura”, l’oliatura, la pettinatura e la “appennacchiatura”, vale a dire le operazioni attraverso le quali la lana veniva trasformata in faldelle, pronte per essere filate con il fuso e la rocca.

Bottega del decoratore (vicolo dei Capretti) ricostruzione della bottega e dell’alloggio di un decoratore di ceramiche. A partire dal XIII, in Italia fu introdotta la tecnica della smaltatura: la novità del “fondo bianco”, permise ai nostri decoratori di riprodurre le ceramiche provenienti dalla Spagna araba, in particolare dall’isola di Maiorca, le cosiddette “majorche” o “majoriche”, da cui il termine maiolica. A Narni, un magnifico esempio di bacini ceramici (maioliche innestate a scopo decorativo negli edifici), si può ammirare sul campanile della Cattedrale. Nella bottega sono esposte ceramiche decorate aperte e chiuse, riprodotte da artigiani/storici secondo gli originali dell’epoca esposti nei musei dell’Umbria.

Bottega del vasaio (cicolo dei Capretti) dove è ricostruito ricostruisce il processo di produzione di ceramiche di un vasaio del XIV secolo: la foggiatura dell’argilla con il tornio, l’essiccazione dei prodotti su un piano d’appoggio non irraggiato dal sole, la cottura dei manufatti nella fornace verticale a due camere separate. I pirometri non esistevano ancora, perciò gli artigiani dell’epoca cuocevano i loro prodotti in maniera empirica, sfruttando l’esperienza personale acquisita sul campo. Non di rado però i manufatti si rompevano durante la cottura e gli scarti della lavorazione, detti butti, venivano gettati nelle fosse e nei canali di scarico: grazie a questa consuetudine, gli archeologi sono stati in grado di ricostruire le tecniche di lavorazione e le tipologie di ceramiche prodotte nel corso dei secoli.

Ospedale di San Giacomo (via Cocceio Nerva), locale che mostra la ricostruzione di uno dei reparti dell’antico Ospedale di San Giacomo, importante struttura della civitas narnese. Attivo fin dai primi anni del 1300, l’ospedale sorgeva nel tratto dell’antica via Flaminia dal quale si raggiungeva Roma (l’attuale via XX Settembre), dove è ancora visibile una traccia, riproposta nella nostra ricostruzione: una targa con la scritta H.C.N. (Hospitalis Civitas Narniae) e un numero romano, che probabilmente indicava uno dei reparti ospedalieri.
Nei pressi dell’ospedale anche un monastero, forse di Sant’Agnetis, nel quale venivano accolte ed allevate le “gettaticce”, vale a dire le bambine abbandonate. Il ricostruito reparto è preceduto da un androne di accesso e da un piccolo cortile dotato di un pozzo, immaginato come il chiostro del monastero nel quale le gettaticce filavano la lana.
Il luogo di degenza è allestito secondo le consuetudini dell’epoca: si riteneva che le esigenze fondamentali dei ricoverati fossero cibo, giaciglio e ufficio divino. Nella sala sono state perciò predisposte due file di letti frontali allineate lungo le due pareti, una cappella e la farmacia dell’ospedale, nella quale lo speziale preparava i medicamenti. Attigua alla sala, la cucina, nella quale si provvedeva ai pasti per i degenti.

Ambienti ricostruiti dal Terziere Fraporta

Bottega del ceraiolo (via degli Artigiani) dove viene riproposta la produzione manuale dei ceri e dei dupleri in cera d’api. Il processo ha inizio con l’estrazione della cera dai favi freschi prelevati dai bugni, a cui segue la lavorazione della bambagia per la realizzazione dello stoppino e la colatura della cera fusa per la fabbricazione dei ceri e dupleri finiti. Ciò che contraddistingue l’ambiente è il profumo intenso di miele e cera d’api sprigionato durante il processo produttivo

Bottega del falegname (via degli Artigiani) frutto di un’accurata ricerca degli strumenti e delle attrezzature caratterizzanti il periodo storico di riferimento, la bottega del falegname si presenta con un arredamento tipico, in cui spiccano due banchi da lavoro con differenti sistemi di bloccaggio, cavalletti di diverse misure e un tornio a pedale. La ricostruzione è completata da asce, trivelle per le assi, strumenti di misurazione, seghe, trapani a mano ed altri utensili necessari per la lavorazione del legno

Bottega del fabbro (via degli Artigiani) dove è stata ricostruita una vera e propria fucina a carbone funzionante, dotata di un mantice per alimentare il fuoco, elemento centrale dell’officina. Attorno ad essa trovano posto gli strumenti essenziali per la lavorazione del metallo, tra cui incudini, pinze, martelli, punzoni e lime. Una grande mola ad acqua, utile per l’affilatura degli utensili, completa la bottega. Il calore sprigionato dal carbone incandescente e il suono ritmico del martello sull’incudine caratterizzano l’ambiente ricostruito

Complesso conventuale di San Francesco a cui è demandato il compito di rievocare una parte della vita conventuale dei Frati Minori alla fine del Trecento. Al suo interno si trovano tre diversi luoghi: la Chiesa di San Francesco in piazza San Francesco (grande edificio in stile tardo romanico del XIII-XIV secolo che sorge nel luogo in cui dimorò San Francesco per diversi giorni nel 1213), l’Orto medievale a Palazzo Fraporta (con sette aiuole, differenti sia per forma che per tipologia di piante coltivate al loro interno, tra le quali specie vegetali tipiche del periodo storico di riferimento, essenze officinali e alimentari, perenni e annuali, arboree ed erbacee. Al centro anche un pozzo trecentesco originale) e l’Officina delle spezie a Palazzo Fraporta (che completa il complesso conventuale e dove si trasforma il frutto della terra in rimedio medicamentoso)

Cantiere Medievale (a Palazzo Fraporta), ricostruzione di un vero e proprio cantiere edile medievale, il cui fulcro è rappresentato da una complessa macchina azionata dalla forza motrice umana, costituita da una ruota in legno, una gru e una serie di carrucole per il sollevamento dei pesi, come pietre e legname. Ovviamente, sono presenti le strutture lignee, elevate parallelamente all’edificio in costruzione e tenute insieme da corde, che costituiscono l’impalcatura su cui gli operai si possono muovere e lavorare. Non mancano strumenti ed attrezzi tipici dei cantieri medievali

Ambienti ricostruiti dal Terziere Santa Maria

Chiesa di Santa Maria Impensole (via Mazzini) luogo di culto che conserva la sua sacralità con un grande crocifisso ligneo ed un trittico, il tutto illuminato dalla luce di tremolanti fiammelle.

Spezieria (via Santa Maria Impensole) bottega dello speziale, figura di grande rilievo, un po’ medico un po’ confidente, dove venivano raccolte erbe ai fini di cure mediche

Bottega dell’armaiolo (via San Giuseppe) ricreato ogni minimo dettaglio di oggetti atti alla difesa: con l’utilizzo di un grande maglio ed altri strumenti, vengono forgiate spade, lance, pugnali, scudi, armature e maglie metalliche

Cereria (vicolo delle Torri) luogo dove venivano realizzate candele in pura cera d’api, sciolta a bagnomaria, colata su stoppini di canapa e appesa a raffreddare su assi di legno

Stufe (via Mazzini) ambiente ambiguo e lussurioso, le stufe tenevano caldi dei bagni pubblici, dove uomini e donne, si bagnavano nelle stesse vasche

Bottega del dipintore (vicolo degli Orti) che offre uno sguardo suggestivo su un mestiere di elevata competenza. Di particolare rilevanza sono i colori, ricavati dal mondo vegetale, talvolta reperiti dallo speziale

Difesa (Porta Nova) ricostruito da esperti falegnami, un enorme portone, un ballatoio e un accampamento medievale per la difesa della città

Lavatorium monasterii San Lucae (via Gattamelata, negli ex lavatoi) lavanderia del Monastero di San Luca, dove le monache benedettine si ritrovavano per fare il bucato

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