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Fermato El Messaoudi a Vascigliano dopo tre giorni di caccia all’uomo: era al bar. La moglie lotta tra la vita e la morte

Foto: Stefano PRINCIPI ©

È stato rintracciato e fermato Mohamed El Messaoudi, il 43enne accusato della brutale aggressione avvenuta sabato scorso su un autobus di linea a Santa Lucia di Stroncone, dove la moglie Fatiha è stata colpita ripetutamente con un martello. L’uomo è stato individuato martedì mattina a Vascigliano, frazione dello stesso territorio in cui si era consumato l’agguato.

Secondo quanto emerso e confermato nel corso della conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dei carabinieri di Terni, il 43enne si trovava tranquillamente in un bar quando è stato riconosciuto. Aveva ordinato un panino, due cornetti e un cappuccino, mentre bariste e clienti, mantenendo il sangue freddo, allertavano le forze dell’ordine. Decisiva, ancora una volta, la collaborazione dei cittadini.

L’uomo si trova ora in stato di fermo. La Procura di Terni ha formalizzato nei suoi confronti l’accusa di tentato femminicidio con l’aggravante della crudeltà. Ultimate le procedure in caserma, sarà trasferito nel carcere di Sabbione.

Dalla ricostruzione degli investigatori emergono particolari agghiaccianti. El Messaoudi, che era già sottoposto al divieto di avvicinamento nei confronti della moglie e indossava il braccialetto elettronico, sarebbe salito sul bus di linea già armato di martello, acquistato poco prima dell’aggressione. Gli inquirenti ritengono che sapesse perfettamente dove e quando la donna sarebbe salita sull’autobus, in zona Santa Lucia di Stroncone, dove lavora come badante.

L’aggressione è stata violentissima. Secondo quanto riferito dal procuratore Michele Laronga durante la conferenza stampa, Fatiha avrebbe subito almeno otto colpi alla testa. “Lo sfondamento del cranio con perdita di materiale cerebrale”, ha spiegato il magistrato, aggiungendo che la donna presenta “lesioni molto pesanti, praticamente tutte le ossa del cranio fratturate”.

La vittima si trova ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Terni, in prognosi riservata, mentre le sue condizioni restano gravissime. Sotto esame anche il funzionamento del braccialetto elettronico. Il dispositivo, recuperato poco distante dal luogo dell’aggressione insieme al martello utilizzato, non avrebbe generato alcun segnale di allarme il giorno dell’agguato. “Sono in corso approfondimenti”, hanno spiegato i carabinieri.

Per tre giorni le ricerche sono andate avanti senza sosta, con un imponente dispiegamento di uomini e mezzi: pattuglie, unità cinofile, elicotteri e controlli estesi in tutta Italia. Gli investigatori hanno però chiarito che il 43enne non sembrava organizzato per una lunga fuga, pur non escludendo eventuali appoggi esterni.

Determinante, hanno sottolineato le forze dell’ordine, il contributo della popolazione: prima con il ritrovamento del braccialetto elettronico, poi con la segnalazione che ha consentito di localizzare e fermare il presunto aggressore. Ora sarà la magistratura a fare piena luce su una vicenda che ha sconvolto l’Umbria e l’intero Paese.

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