“Tachipirina e vigile attesa”: parte da Terni la protesta contro i medici

Partono da Terni la protesta e le denunce per i medici dopo la sentenza del Consiglio di Stato.

Iniziano una serie di proteste e contestazioni ai medici di base che, spesso senza visitare, hanno prescritto la Tachipirina e la vigile attesa per curare il Sars Cov 2 durante i primi sintomi.

E così il 21 gennaio si è tenuto un sit-in in Strada Cardeto 67 a Terni, sotto la sede dell’Ordine dei Medici di Terni. La protesta, con esposti e denunce già presentati, è promossa da tanti pazienti che non si sentono più rappresentati dai rispettivi medici di medicina generale.

La pacifica iniziativa prevede di sottoporre i rappresentanti dell’Ordina dei medici a domande e ricevere risposte, portando documenti governativi che dichiarano il contrario delle linee guida che lo stesso ordine dà ai medici di medicina generale.

Tutto prende il via dopo la sentenza del Consiglio di Stato che, con un pronunciamento nei giorni scorsi, ha considerato che il protocollo del Ministero della Salute prevedeva “raccomandazioni” e non “prescrizioni” per i medici di medicina generale, cioè “indica comportamenti che secondo la vasta letteratura scientifica ivi allegata in bibliografia, sembrano rappresentare le migliori pratiche, pur con l’ammissione della continua evoluzione in atto”.

E che, dunque, “la sospensione della circolare, lungi da far “riappropriare” i Mmg della loro funzione e delle loro inattaccabili e inattaccate prerogative di scelta terapeutica (che l’atto non intacca) determinerebbe semmai il venir meno di un documento riassuntivo delle “migliori pratiche” che scienza ed esperienza, in costante evoluzione, hanno sinora individuato, e che i Mmg ben potranno, nello spirito costruttivo della circolazione e diffusione delle informazioni scientifico-mediche, considerare come raccomandabili, salvo scelte che motivatamente, appunto in scienza e coscienza, vogliano effettuare, sotto la propria responsabilità (come è la regola), in casi in cui la raccomandazione non sia ritenuta la via ottimale per la cura del paziente”.

Foto: Monica VITALI ©

 

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