“L’assegnazione del primo premio a ‘Perché ero ragazzo’ di Alaa Faraj coniuga perfettamente l’altissimo valore letterario dell’opera con un messaggio civile e politico di straordinaria forza e attualità”: così il vicepresidente della Regione Umbria con delega alla Cultura, Tommaso Bori, alla cerimonia della IX edizione del Premio letterario nazionale opera prima Severino Cesari, che ha visto tre finalisti e nel corso della quale è stato proclamato il vincitore del riconoscimento dedicato alla memoria dello stimato curatore editoriale umbro, alla presenza della presidente dell’Associazione Severino Cesari, Emanuela Turchetti. Il riconoscimento è stato assegnato dalla giuria presieduta da Simona Vinci e composta da Daria Bignardi, Carolina Cucinelli, Mattea Fo, Antonella Lattanzi, Laura Meloni, Daniele Mencarelli, Francesca Montesperelli e Giacomo Papi.
I tre titoli finalisti di quest’anno erano: “Perché ero ragazzo” di Alaa Faraj (Sellerio), “Sinnada” di Maria Spissu Nilson (Feltrinelli), “Latte” di Marina Zucchelli (Rizzoli).
Dopo essersi complimentato con tutti i finalisti e i partecipanti il vicepresidente Bori a margine dell’evento ha commentato che “la storia di Alaa porta al centro della scena le ferite più aperte e drammatiche del nostro presente: il dramma dei profughi, donne e uomini costretti a fuggire dall’inferno delle guerre abbandonando tutto pur di difendere il diritto stesso alla vita. Troppo spesso la narrazione pubblica cede alla tentazione dell’indifferenza o della colpevolizzazione; la vicenda di Alaa ci ricorda invece che la dignità della persona non si perde lungo le traversate o dietro un confino, ma è un valore inalienabile che esige protezione, ascolto e rispetto. Questa storia però, ci pone anche davanti alle contraddizioni del sistema carcerario e all’urgenza di riaffermare la funzione fondamentale della pena come luogo di riscatto, umanità e reale rieducazione. In questo cammino, la scrittura si rivela un’autentica catarsi: un atto di liberazione con cui la forza della narrazione trasforma la sofferenza in consapevolezza, restituendo voce a chi rischiava di rimanere invisibile. È la stessa profonda ricerca di umanità che rieccheggia nella forza morale e nella scelta di grazia compiuta dal Presidente della Repubblica.
Come Regione Umbria rivendichiamo con orgoglio una scelta di campo precisa: l’Umbria è storicamente terra di pace, di accoglienza e di solidarietà. Di fronte alle tragedie del nostro tempo, la nostra comunità rifiuta di girarsi dall’altra parte o di cedere all’egoismo, nella profonda convinzione che i drammi di chi fugge non siano “problemi dell’altro”, ma ferite che riguardano tutti noi, la nostra coscienza collettiva e il futuro dell’intera umanità.
Voglio per questo rivolgere un ringraziamento sincero alla nuova giuria che, con uno sguardo attento e innovativo, ha compiuto una scelta coraggiosa: premiare un’opera prima come questa ci permette di portare al centro del dibattito nazionale questioni etiche e civili non più rinviabili. Crediamo fortemente in UmbriaLibri e nel Premio Severino Cesari. Vogliamo dare uno spazio sempre più ampio, autorevole e concreto a chi scrive, facendo di questa manifestazione una vera e propria rampa di lancio e un’opportunità di crescita per gli esordienti nel panorama editoriale italiano. Per la nostra regione è un immenso motivo di orgoglio ricordare che un intellettuale così importante nel mondo dell’editoria e della cultura come Severino Cesari sia nato, vissuto e si sia formato proprio qui, frequentando uno dei licei storici e più prestigiosi della nostra città. Raccogliere e far crescere la sua eredità significa continuare a scommettere sul talento, sul coraggio delle idee e sul potere trasformativo delle storie per costruire una società più giusta e consapevole”.







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