Un attacco frontale, durissimo, che non risparmia nessuno. In uno dei momenti più drammatici della storia rossoverde, proprio nell’anno del centenario, la Curva Nord rompe il silenzio con un comunicato al vetriolo che analizza le cause del crack societario e punta il dito contro i protagonisti dell’ultimo triennio.
Secondo il tifo organizzato, il fallimento della Ternana non è un evento accidentale, bensì l’inevitabile conclusione di un percorso segnato da «interessi personali messi al di sopra della città e della maglia». Il comunicato individua l’origine del “sistema” nella gestione di Stefano Bandecchi, accusato di ergersi a salvatore della patria mentre, secondo i tifosi, gettava le basi per il baratro attuale. «Non ci siamo cascati quando abbiamo iniziato a contestare anni fa, quando era ancora presidente, figuriamoci adesso», scrive la Nord, rivendicando una coerenza di critica che dura da tempo.
Il comunicato alza il tiro coinvolgendo direttamente le istituzioni cittadine e i vertici societari che si sono succeduti. Il Sindaco viene richiamato alle proprie responsabilità per aver consegnato la società a soggetti definiti «senza risorse», favorendo contratti definiti «faraonici» che avrebbero solo accumulato debiti su debiti.
I nomi vengono fatti chiaramente, in una lista di quelli che la Curva definisce “complici”: Bandecchi, Guida, D’Alessandro, Rizzo, Mangiarano, Ferrero.
L’accusa più pesante riguarda la natura del fallimento: i tifosi ipotizzano che, dietro l’impossibilità economica di alcuni, ci sia stata la volontà precisa di altri di portare il club al collasso per «guerre imprenditoriali».
Il messaggio finale è un diktat per il futuro. La Curva Nord chiede una tabula rasa totale: nessuno di coloro che ha partecipato a questa gestione dovrà avere un ruolo nei progetti futuri. L’auspicio è che il fallimento possa almeno servire a «pulire» l’ambiente, portando all’approccio di «gente seria e interessata alla Ternana e a Terni».
«Quella maglia ce l’abbiamo dentro e la difenderemo per tutta la vita», conclude la nota, ribadendo che, nonostante la tempesta societaria, il popolo rossoverde resterà al suo posto, «dalla stessa parte», a guardia della propria identità.







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