Non una semplice giornata dedicata all’export, ma una vera prova di maturità per le imprese umbre chiamate a confrontarsi con uno dei mercati più selettivi al mondo. È questo il senso dell’incontro “Oltre i confini: vendere in Giappone”, organizzato a Perugia dalla Camera di Commercio dell’Umbria insieme a CNA Umbria, ICE – Istituto per il Commercio Estero, Regione Umbria, Sviluppumbria e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Circa cento aziende umbre hanno partecipato all’appuntamento ospitato nella sede camerale, con l’obiettivo di comprendere opportunità, ostacoli e strategie necessarie per entrare in un mercato sofisticato come quello giapponese, dove qualità, affidabilità e credibilità contano più del semplice fascino del Made in Italy.
Cuore dell’iniziativa è stata la country presentation curata da Gianpaolo Bruno, direttore dell’Ufficio ICE di Tokyo, che ha illustrato alle imprese presenti le caratteristiche del mercato nipponico e le condizioni necessarie per costruire rapporti commerciali solidi e duraturi. Un percorso iniziato già il giorno precedente con incontri individuali tra le aziende selezionate e i referenti ICE, durante i quali sono stati analizzati packaging, certificazioni, logistica, distribuzione e adattamento dei prodotti alle richieste del consumatore giapponese.
Il Giappone si conferma infatti un mercato ad alto valore aggiunto, orientato verso segmenti premium e produzioni di qualità. Dall’agroalimentare alla moda, passando per design, ceramica artistica, macchinari e innovazione, le imprese umbre possono trovare spazi importanti solo a patto di presentarsi con strutture organizzative solide, assistenza adeguata e partner locali affidabili.
Tra i comparti più osservati figurano olio extravergine, tartufo, cioccolato artigianale, cashmere, maiolica di Deruta, arredamento e tecnologie specialistiche. Prodotti che, secondo gli organizzatori, possono avere un forte appeal in Giappone soltanto se accompagnati da tracciabilità, certificazioni e continuità produttiva.
“Il Made in Italy apre porte, ma non basta per restare sul mercato”, è stato uno dei concetti centrali emersi nel corso della giornata. Nel settore agroalimentare pesano norme sanitarie, allergeni e controlli rigorosi; nei macchinari contano manuali in giapponese, assistenza e ricambi; nella moda e nel design diventano decisive la scelta dei canali distributivi e il posizionamento commerciale.
Ad aprire i lavori è stato Federico Sisti, che ha sottolineato come l’iniziativa rientri in un più ampio programma di accompagnamento all’internazionalizzazione delle imprese umbre. Presenti anche Francesco Vestrelli, Luca Ferrucci, Angela Bruno e Sabrina Paolini.
L’incontro di Perugia segna così l’avvio di un percorso che punta a rafforzare la presenza internazionale delle imprese umbre in un momento delicato per il commercio globale, tra instabilità geopolitica e tensioni economiche internazionali. Nessuna scorciatoia, però: il mercato giapponese richiede tempo, disciplina e relazioni costruite con pazienza. Ma proprio per questo può trasformarsi in una grande opportunità per chi saprà coniugare identità territoriale, qualità produttiva e visione strategica di lungo periodo.







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