Alla Camera di Commercio dell’Umbria, nella sede di Terni, la mattinata di oggi non è stata una semplice sequenza di appuntamenti. È stata, piuttosto, la dimostrazione concreta di come un territorio possa raccontarsi in due tempi e in una sola direzione: prima la memoria lunga dell’impresa, poi la voce dei giovani che immaginano il lavoro di domani.
Il doppio evento, (i vari momenti della mattinata sono stati coordinati da Giuliana Piandoro, vice Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria) ha unito l’inaugurazione della mostra permanente “Comunicazione d’impresa in provincia di Terni – Dalla Belle Époque al miracolo economico” e la premiazione regionale dell’VIII edizione del Premio “Storie di Alternanza e Competenze”, che ha visto protagonisti due istituti ternani.
Fin dall’inizio è emerso con chiarezza il cuore culturale dell’iniziativa: la storia industriale non è stata trattata come un repertorio da conservare, ma come una materia viva, capace ancora di spiegare il presente. Nei manifesti, nei marchi, nelle immagini pubblicitarie e nei segni visivi raccolti nella mostra si legge infatti non solo l’estetica di un’epoca, ma anche il modo in cui Terni ha costruito e raccontato se stessa tra fine Ottocento e miracolo economico. È una narrazione che attraversa l’impresa, il lavoro, la società, e che restituisce alla comunicazione d’impresa il suo ruolo pieno: non semplice ornamento, ma linguaggio di un’identità collettiva.
Su questo punto ha insistito con forza Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha ribadito come valorizzare la storia d’impresa “significhi dare riconoscimento alle donne e agli uomini che hanno costruito un sistema produttivo dinamico e vitale”. Ma nel suo intervento c’è stato anche un passaggio di prospettiva, quasi una proposta politica nel senso più alto del termine: “Unire il materiale della mostra di Terni con quello di Perugia, affinché sia nella sede ternana sia in quella perugina della Camera siano presenti entrambi i patrimoni documentari, nel segno di un’unica Umbria, con due capoluoghi e una comune missione istituzionale”.
Il raccordo tra memoria e futuro, però, non è rimasto sulla carta. Ha preso forma nella sala convegni, nel clima stesso della mattinata, nella presenza ampia e attenta delle studentesse e degli studenti. E qui il passaggio è apparso naturale: se ieri erano i manifesti a raccontare l’economia di un territorio, oggi sono i progetti, i video, le competenze e le idee dei ragazzi a dire che quel racconto continua.
Di particolare importanza la presenza della prefetta di Terni, Antonietta Orlando, che ha voluto portare il proprio saluto sottolineando il valore dell’iniziativa e il pieno coinvolgimento delle nuove generazioni. “Come noto – ha detto – i giovani sono al centro della mia azione e rappresentano una grande speranza. Vedere ragazze e ragazzi aver svolto lavori così importanti e collegati al mondo del lavoro, nell’ambito delle iniziative PCTO, è un segnale importante che deve dare fiducia”. La prefetta ha quindi evidenziato anche l’importanza della mostra permanente, capace di testimoniare la vocazione imprenditoriale ternana, che nel tempo si è trasformata ma non si è esaurita. “Ricordare è anche guardare al futuro”, ha osservato, consegnando alla giornata una sintesi efficace.
Un concetto ripreso, da un diverso punto di vista, anche da Roberta Bambini, dirigente scolastico dell’ISSCA “Orneore Metelli”, i cui studenti hanno avuto un ruolo decisivo nella realizzazione della mostra. Bambini ha rimarcato l’importanza dell’esperienza compiuta dai ragazzi, resa preziosa non solo sul piano formativo, ma anche su quello civile: una conoscenza più consapevole del territorio, delle proprie radici e del legame tra studio, cultura e lavoro. È proprio in questo intreccio che un progetto didattico smette di essere astratto e diventa esperienza reale.
Sulla stessa linea si è collocato Carlo Gentili, intervenuto in rappresentanza della Fondazione Carit, che ha spiegato il senso del sostegno offerto all’iniziativa. Non un contributo rivolto soltanto alla conservazione della memoria, ma un investimento sulla sua capacità di diventare consapevolezza storica condivisa. Perché la vocazione imprenditoriale di Terni, ha osservato, non appartiene solo al passato: resta una chiave di lettura del presente e una risorsa da valorizzare.
Di notevole spessore, e a tratti davvero coinvolgenti, anche le relazioni dei professori Marco Venanzi e Maria Laura Moroni, momenti centrali del programma della mattinata. I loro interventi hanno aggiunto profondità all’iniziativa, inserendo la vicenda ternana in un quadro più ampio e offrendo strumenti per leggere la comunicazione d’impresa e la stessa architettura della città come specchio di una società, di un’economia, di una cultura visuale che nel corso del Novecento ha accompagnato la trasformazione dell’Umbria e del suo sistema produttivo.
Poi la scena è passata ai giovani, e il tono della sala è cambiato ancora. Con il Premio “Storie di Alternanza e Competenze”, promosso da Unioncamere e dalle Camere di Commercio in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, la mattinata ha mostrato il suo secondo volto: quello della scuola che entra nel mondo del lavoro senza perdere spessore culturale, e anzi guadagnandolo.
A essere premiati sono stati due istituti ternani. Nella categoria Licei ha vinto il Liceo scientifico “Renato Donatelli” con il progetto “Mirabilia Bootcamp 2025”, percorso che intreccia cultura, creatività, valorizzazione del patrimonio e imprenditorialità. Nella categoria Istituti tecnici si è imposto l’I.I.S. “Casagrande-Cesi” con “CyberMinder”, mini impresa studentesca orientata allo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale contro le frodi online, progetto che ha già ottenuto anche un riconoscimento nazionale a Job&Orienta di Verona.
Qui il racconto si è fatto corale. Applausi convinti, sala gremita di studentesse e studenti, attenzione vera ai lavori presentati: non una cerimonia di rito, ma un momento pubblico in cui la scuola ha mostrato il proprio lato più concreto e più promettente. È emerso con nettezza ciò che spesso resta sullo sfondo: quando i PCTO funzionano davvero, non producono semplicemente competenze tecniche, ma generano autonomia, responsabilità, linguaggi, fiducia.
Ed è forse proprio questa la notizia più importante uscita dalla sede ternana della Camera di Commercio dell’Umbria. In un tempo che troppo spesso separa cultura e lavoro, identità e innovazione, memoria e progetto, l’iniziativa del 16 marzo ha compiuto l’operazione opposta: ha tenuto insieme i pezzi. Ha mostrato che la vocazione produttiva di un territorio non vive soltanto negli archivi, ma anche nelle aule; non solo nei manifesti del Novecento, ma nelle idee di chi oggi prova a dare forma al domani.
Terni, in questa mattinata, non ha celebrato il proprio passato con nostalgia. Lo ha rimesso in circolo. E nello stesso tempo ha dato voce ai suoi talenti più giovani, facendo capire che la memoria industriale, quando è trattata con rigore e intelligenza, non chiude una storia: la riapre.
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