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Amelia – celebrazione in memoria di mons. Vincenzo Lojali nel 60° anniversario della morte

Sabato 14 marzo alle ore 17 nella concattedrale di Amelia si terrà la solenne concelebrazione commemorativa del servo di Dio mons. Vincenzo Loiali nel 60° anniversario della morte, presieduta da mons. Gianfranco Saba, Arcivescovo e Ordinario Militare d’Italia.

Il Comitato vicariale per la Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio mons. Lojali in questa giornata dedicata a “Un Pastore della nostra terra verso gli onori dell’altare” fa memoria dell’uomo che ha servito con onore la Patria negli anni della Prima Guerra Mondiale e del Pastore, che, nel suo ministero sacerdotale ed episcopale, ha mostrato un grande amore per la comunità amerina.

La cerimonia avrà inizio alle ore 16.30 in piazza Vincenzo Lojali con l’accoglienza delle autorità religiose, civili e militari da parte del gruppo Sbandieratori e Musici Città di Amelia, alle 17 la solenne concelebrazione eucaristica nel corso della quale i Sindaci dei Comuni del comprensorio accenderanno le lampade votive sulla tomba del Servo di Dio.

Al termine della celebrazione il concerto della “Banda dell’Arma Trasporti e Materiali” dell’Esercito Italiano.

 

Mons. Vincenzo Lojali, ultimo vescovo di Amelia, resse la più piccola diocesi d’Italia per 28 anni, prima che la stessa fosse unita a quella di Terni e Narni.

Nato ad Attigliano il 1 settembre 1894, appena undicenne varca la soglia del Seminario vescovile di Amelia per compiere gli studi ginnasiali. Fin dai primi anni è aggregato come novizio e come professo al Terz’Ordine Francescano nel Convento dei Cappuccini. Prosegue gli studi per la maturità classica al Collegio Leoniano di Roma e in seguito al Seminario di Arezzo. Lo scoppio della grande guerra lo porta al fronte: un lungo periodo trascorso con sorprendente serenità tra la fame, il fango e la morte sempre davanti. Trova il tempo per la preghiera, la meditazione, la partecipazione ai sacramenti e a intessere un costante rapporto epistolare con il suo Vescovo. Torna dalla guerra congedato con il grado di capitano, con due encomi solenni, con due medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare, claudicante a causa di gravi ferite, ma salvo “per intercessione di Maria”. Alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore è ordinato sacerdote per le mani del card. Pompili, il 22 dicembre dell’anno 1923. Conseguita a pieni voti la laurea in teologia, torna in diocesi divenendo Rettore del Seminario amerino e guida spirituale dell’Orfanotrofio femminile S. Angelo. Ad Amelia, dove mons. Lojali nel 1938 venne consacrato vescovo, il più giovane d’Italia, si sentiva forte il suo carisma pastorale e la vivacità creativa di un episcopato inventato giorno dopo giorno, improntato alla massima attenzione ai bisognosi, alle famiglie e ai sacerdoti, dando vivo esempio di carità e santità di vita. Amò tutti indistintamente con cuore di padre, prediligendo in particolare le anime consacrate per le quali coltivava una profonda venerazione.

Nella scelta dello stemma episcopale rifiutò di seguire la tradizione araldica derivante o dalla storia della famiglia, o dall’interpretazione del cognome o del luogo di provenienza, e adottò uno dei simboli più espressivi della carità: il pellicano. Per motto fece sua l’espressione paolina: “Impendam et super impendar”; spendere e spendersi fino alla consumazione saranno i capi saldi del suo ministero di padre e di pastore figurati nella leggenda del pellicano che squarcia le proprie carni per nutrire i suoi piccoli, divenuto anche simbolo dell’Eucaristia dono di amore del Pio pellicano Gesù Cristo, così come cantano i versi di Tommaso d’Aquino.

Nel suo sacerdozio ed episcopato, il vescovo Lojali più volte si rifarà a quel motto nell’umiltà, come era suo stile, tuttavia vedendo in esso il fine con cui attuare, talvolta con ansia o con entusiasmo, le sue strategie pastorali.

 

A sessant’anni dalla morte, avvenuta il 14 marzo 1966, ancora vivo è il suo ricordo, come un “maestro di vita e guida spirituale”, così lo ricordano gli ex alunni del vecchio seminario di Amelia, sacerdoti e laici. L’amore fu il criterio della sua azione pastorale, per la crescita di una comunità che sempre lo ha venerato per la sua amabilità. Le numerose iniziative pastorali, le opere realizzate nel campo della catechesi, il fiorire in quel tempo di istituti religiosi, recano ancora la sua impronta.

Inoltre, la celebrazione del 60° anniversario avviene a pochi mesi dalla consegna della Positio super vita virtutibus et fama sanctitatis presso il Dicastero delle Cause dei Santi, mentre si attende il primo pronunciamento da parte della Chiesa circa l’esercizio delle virtù eroiche, con il quale il Servo di Dio potrà essere dichiarato Venerabile.

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