buffetti
buffetti
LUMINAE
tecno adsl
Italia Life

Febbraio: torna in Umbria “È un problema mio” con nuove affissioni per cambiare la narrazione dell’amore e della violenza di genere con il nuovo titolo ‘’Da togliere il fiato’’.

«La violenza non è un fatto privato e non è un problema solo delle donne: è una responsabilità collettiva». Con questo messaggio, nel mese di febbraio il progetto “È un problema mio” torna nello spazio pubblico con la sua seconda uscita rilanciando una campagna di affissioni e azioni educative nelle principali città umbre.

Un ritorno che, in questa nuova fase, adotta il titolo “Da togliere il fiato” con l’obiettivo di stimolare una riflessione sulla narrazione dominante dell’amore romantico, che a volte invece nasconde dinamiche problematiche all’interno delle relazioni, normalizzando comportamenti di controllo, gelosia e limitazione della libertà personale.

Febbraio è tradizionalmente il mese in cui l’amore viene celebrato e rappresentato.  Proprio per questo la campagna sceglie di intervenire in questo periodo, con l’obiettivo di mettere in discussione una narrazione distorta che troppo spesso sovrappone amore e possesso, sentimento e controllo, relazione e sopraffazione. “È un problema mio” ribadisce con chiarezza che l’amore non giustifica la violenza, non implica sofferenza e non può mai trasformarsi in dominio.

Le nuove affissioni, collocate in luoghi ad alta visibilità nei vari territori umbri, introducono elementi che ne incrinano la lettura tradizionale, aprendo a una riflessione sul confine tra coinvolgimento affettivo e limitazione della libertà. “Da togliere il fiato” assume così un significato critico e dissonante, allontanandosi dall’uso celebrativo dell’espressione per interrogare ciò che, nelle relazioni, può diventare soffocante e privante di autonomia. I manifesti non si limitano a veicolare un messaggio, ma interpellano direttamente gli uomini e la società nel suo complesso, spostando il tema dalla dimensione privata a quella della responsabilità collettiva.

Il valore della campagna emerge anche attraverso i processi di rielaborazione e restituzione che coinvolgono le comunità. Emblematico è quanto avvenuto ad Amelia, dove una docente ha coinvolto studenti e studentesse in un’attività di ricerca e documentazione dei manifesti presenti sul territorio, trasformando l’affissione in un’occasione di confronto, discussione e riflessione collettiva sul significato delle parole e delle relazioni.

Alla base di “È un problema mio” c’è un lavoro di rete tra associazioni impegnate nel contrasto alla violenza di genere, fondato su confronto, ascolto e attenzione al linguaggio. Ogni scelta comunicativa è il risultato di un percorso condiviso, nella consapevolezza che su questi temi le parole non sono mai neutre e contribuiscono a costruire immaginari, responsabilità e possibilità di cambiamento.

Accanto alle affissioni, il progetto entra nel vivo con attività rivolte a scuole, insegnanti, genitori e adulti, attraverso laboratori formativi che prevedono una presenza maschile attiva e consapevole. «Responsabilizzare gli uomini – sottolineano le promotrici – è oggi il cambiamento culturale più urgente per prevenire la violenza e promuovere relazioni libere, rispettose e non violente».

“È un problema mio” è promosso da Terni Donne APS, in partenariato con Libera…mente Donna ETS, Rete delle Donne Antiviolenza, APS Forum Donne Amelia e UDI Perugia ETS, con il finanziamento del Dipartimento per le Pari Opportunità.

Info: www.unproblemamio.it

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*