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Il re delle bufale Ermes Maiolica parla della sua città: “Terni può rinascere”

(di Roberta Falasca) Ha irrotto sulla scena sul più bello. Quando tutti si aspettavano i fuochi d’artificio finali, per salutare la 12esima edizione di Terni festival internazionale della creazione contemporanea, è comparso Ermes Maiolica, al secolo Leonardo Piastrella, il re delle bufale. Noto come autore di fake news, black humor, Ermes Maiolica ha raccontato un po’ di sé e ha fotografato la città di Terni, la sua città, a modo suo. “Sono Ermes – ha detto – noto come punkettone dalla cresta colorata e grande guastafeste, che si aggirava per le strade della città, a volte in piedi altre volte no.

Di questa città ho sempre sentito dire che è grigia, piena di cemento, con pochi spazi verdi e pure trasandati. Post-moderna, dice la mia ragazza, ma io che ero un topo di città la amavo nel suo grigiore, e me la ricordo condensata in qualche immagine, quelle dei manifesti abusivi in bianco e nero attaccati con la colla fatta in casa, per pubblicizzare i concerti. Me la ricordo in immagini sonore del rumore underground delle serate, con i ragazzi in piazza che si aggiravano con gli strumenti in spalla, in cerca di un posto per andare a suonare, si aggiravano in una bella scena musicale.

Locali come il Nexus, il rock garden, i centri sociali Icaro e Zarathustra, Palmetta, lo Sky Lab; in questi posti abbiamo passato serate allegre e confuse, nel senso in stato confusionale vero e proprio. Qualche giorno fa, ho ritrovato un libro, si chiama ‘Nera: 70, quando il fiume ruppe gli argini’, ci ho trovato dentro tutto l’orgoglio di essere ternano, di appartenere ad una delle città operaie d’Italia che è nata e morta intorno alla sua fabbrica e che in passato è stata luogo di innovazione e cambiamento. In quel libro si ritrovano i ragazzi che hanno occupato palazzo Primavera, che hanno aperto Radio Evelin, una radio libera che non han nulla da invidiare alla contemporanea Radio Alice di Bologna.

Si trova l’impegno sociale di cittadini come Quintino Rozzi, arrestato platealmente in ospedale per aver curato un terrorista; Gennaro Crespi un ex detenuto anarchico arrestato senza motivo che ha iniziato per questo un atto di disobbedienza civile, Don Antonio che ha aperto un dopo scuola alla Polymer per aiutare nei compiti gli alunni economicamente svantaggiati, Paolo Haschisch con il suo cilindro. Storie di una Terni bellissima dove si aveva veramente voglia di cambiare la realtà sociale e culturale di allora.

Perché allora, come oggi, le cose non andavano bene, il movimento giovanile degli anni ’70 è nato proprio dalla crisi economica, che, come oggi, creava tanta disoccupazione, tanta alienazione e tanta frustrazione. Mi chiedo allora, perché sembrano passati secoli da allora? Perché oggi sembra che tutto questa spinta propulsiva al cambiamento, al miglioramento si è spenta? Dileguata, prosciugata come il Nera. Forse, si potrebbe insinuare che sì, la situazione sociale è sempre quella della crisi, ma ad essere cambiato è l’orizzonte culturale.

Dal rumore e dalla confusione di un’atmosfera underground si è passati a desiderare la tranquillità, il silenzio, la pulizia, la sicurezza. Dalla volontà di uscire dal sistema al desiderio di integrarsi a tutti i costi, prima si diceva ‘non lavorerà mai all’acciaieria’, ora un lavoro a tempo indeterminato in fabbrica sembra un miraggio. Dalla preoccupazione di aumentare lo sviluppo ed il benessere economico si è passati al tentativo disperato di limitare i danni che questo sviluppo selvaggio ha causato, mettendo a repentaglio anche l’integrità fisica dei suoi cittadini. E qui torna la Terni invivibile, inquinata, la conca arsa con il suo fiume secco, umida, inospitale. Ma Terni non esiste! Il problema è globale e non riguarda solo Terni.

Lo spirito innovatore di queste realtà non può spegnersi per colpa di un clima ostile, ma anzi queste avversità, come lo stato di inquinamento della città, dovrebbero renderci più consapevoli e più uniti, ricordatevi che sono le condizioni peggiori che rendono le cose straordinarie. L’energia che emana da questa piazza è un grande potere, ed essere qui riuniti tutti insieme è una grande occasione per renderci consapevoli che se ci impegniamo per migliorare il posto in cui viviamo, stiamo migliorando anche la nostra vita.

Mi chiedo se non sia congeniale ai potenti, farci pensare che il potere è una relazione verticale tra chi comanda e chi è comandato, qualcosa che possiamo subire, in modo da farci scordare che, al contrario, il potere è questa energia che nasce dalla relazione orizzontale dei cittadini che si incontrano nello spazio pubblico. Mi chiedo se il nostro modo un po’ autodistruttivo di concepire il divertimento non sia congeniale a spegnere questo potere, a depotenziare la nostra forza politica.

Mi chiedo se la fine di un tessuto civile, che ha portato all’egoismo di voler curare solo i propri interessi, alla separazione, alla critica continua dell’altro, alla chiusura in piccoli gruppi che offrono delle identità forti e si credono autosufficienti e superiori agli altri non sia congeniale ad evitare che si costruisca una cooperazione in grado di migliorare la dimensione collettiva del vivere insieme.

Mi sembra che oggi, tra noi, ci sia un grande rimosso, che è la possibilità di un’azione politica comune, liberamente determinata dalla decisione di una collettività. È come se tutta la forza dirompente di questa azione: la capacità di creare vicende, storie e condizioni che illuminano di significato la nostra esistenza individuale, sia stata sommersa in una lotta per sopravvivere nel turbo-capitalismo e la sola decisione attiva ancora richiesta all’individuo sia di lasciarsi andare, per così dire di abbandonare, la fatica e la pena di realizzarsi in una collettività e di adagiarsi in un attonito e tranquillizzato comportamento funzionale a mantenere in piedi il sistema.

È per reagire a questo tentativo di metterci a tacere e per liberare le nostre energie represse che vi invito a ballare, a gridare e ad esprimere con tutta la vostra forza e la vostra fantasia voi stessi, questa sera”.

Foto: TerniLife ©

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